Molte volte i politici del Friuli Venezia Giulia sia di destra che di sinistra hanno rivendicato a questo territorio la possibilità di essere un laboratorio per sperimentare nuovi e diversi percorsi in tutte le accezioni della politica e in effetti in molti casi è stato così. Ora in questa fase storica contrassegnata da grandi disaffezioni da parte degli elettori, con notizie da parte dei media che certo non rassicurano sui comportamenti della classe politica, con una crisi economica che continua a mordere in maniera diffusa, in attesa della manovra finanziaria del governo che in ogni caso non potrà non essere pesante, la questione relativa all’occupazione femminile, la carenza di servizi per poter conciliare gli impegni familiari con il lavoro ma anche la partecipazione delle donne alla vita politica è diventata , per il momento solo un aspetto di marketing politico, cioè si fanno grandi annunci ma nei fatti poco o niente è cambiato. Nella nostra regione poi il Consiglio Regionale ha da un po’ di tempo scelto come priorità di discutere la modifica della attuale legge elettorale soprattutto per modificare la questione delle quote rosa per la presenza nella Giunta regionale. Infatti la legge attualmente in vigore , certamente perfettibile prevede la presenza di un terzo di donne fra gli assessori, e qui , mentre da altre parti si stanno avendo sentenze dei TAR o di altro per ottenere ciò, qui si discute sul come cancellare tale norma. Personalmente non siamo innamorate della questione delle quote e ci piacerebbe che i partiti se ne facessero carico a partire dalle competenze e del merito sia per donne che per uomini, ma tornare indietro ci sembra veramente pazzesco.
Ma la questione che vogliamo porre va anche oltre.
In questi giorni stiamo assistendo a degli attacchi che riguardano ben due donne rappresentative della politica locale e non solo, con la precisazione che ognuna di esse subisce gli attacchi dall’interno del proprio partito.
Una è Debora Serracchiani, attuale segretario regionale del PD, eletta con una vagonata di voti anche parlamentare europeo, rea di non aver fatto niente secondo alcuni maggiorenti della sua parte politica (e proprio della corrente che l’aveva grandemente sostenuta), una persona che era stata in odore di arrivare alla segreteria nazionale (mica un secolo fa ma pochi mesi orsono) che sicuramente deve anche ad un modo diverso di fare politica utilizzando il web e i social network per far sentire il suo pensiero. a
L’altra è Alessia Rosolen, già componente battagliera triestina del MSI fin dai tempi della scuola, passata poi ad Alleanza Nazionale e oggi PDL, assessore regionale al Lavoro che in questo momento di crisi è riuscita a contenere i disastri delle Casse integrazioni e della disoccupazione tanto da meritarsi in due anni il rispetto di tutte le componenti sociali , anche di quelle più estreme, ma che oggi è rea di lesa maestà per aver chiesto , anche attraverso un’associazione neo costituita più discussione in partito e più confronto con la gente, e nonostante il buon lavoro svolto viene dimissionata.
Ora non si vuole entrare nel merito delle singole posizioni, ma ci preme porre in evidenza un’analogia nel senso che entrambe sono due giovani donne , che con passione e anche con modi diversi da quelli utilizzati dalla attuale classe politica locale si spendono anche in prima persona per raggiungere risultati e dare risposte concrete alle persone.
Certo di questi tempi sembrano mosche bianche : certo è anche però che la vecchia politica anche sulla partecipazione della componente femminile le vuole docili, ubbidienti, e poco autonome. Se si vuole far passare anche questo come laboratorio non ci piace!